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sabato 4 maggio 2013

FIORI DI ACACIA FRITTI


Con mia nonna aspettavamo con ansia che fiorissero le acacie; nel viale dove abitavamo ne crescevano decine.Oltre ad essere buonissimi, i fiori avevano il grande pregio di non costare nulla, e per quei tempi ( anche per i nostri tempi) e con la nonna di origine genovese, era assolutamente un valore aggiunto importante...
 In realtà quella che noi chiamiamo acacia è una robinia, la Robinia pseudoacacia(falsa acacia, appunto)...Aggiungo che se fosse per me non ce ne sarebbe nemmeno una pianta in Italia: inserita selvaggiamente con il compito di consolidare le scarpate franose, ha poi preso il sopravvento con la sua crescita strisciante sotterranea, che la fa rispuntare ovunque,anche nelle tubature delle case, anche a buona distanza dalla pianta originaria...bella durante la fioritura, non lo è altrettanto negli altri periodi dell'anno.. Beh
... era stata "progettata" per nutrire le giraffe... e qui di giraffe non se ne vedono....Ma.... veniamo al lato positivo: il fiore fritto, dolce o salato, è una delizia!!! Provare per credere... Non ho ancora conosciuto, fra tutti quelli che lo hanno assaggiato, qualcuno che la pensasse diversamente, adulti e bambini...
Semplicissimo da fare, si segue il procedimento che si usa per friggere i fiori di zucca.. ognuno ha la propria pastella preferita... io posto la mia... la più frequente... ogni tanto faccio variazioni...

  1. SI RACCOLGONO I FIORI, APERTI, POSSIBILMENTE AL MATTINO...SI LAVANO E SI SCOLANO


2. SI PREPARA LA PASTELLA CON ACQUA FREDDISSIMA , FARINA E SALE


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...FINO AD OTTENERE LA DENSITA' DELLO YOGURTH...


3.SI IMMERGONO I FIORI NELLA PASTELLA
 



4. ... SI FRIGGE IN OLIO ABBONDANTE




5.SI SCOLANO E SI ASCIUGANO IN CARTA ASSORBENTE

 GUSTARE CALDI... 
P.S.: secondo me sono migliori salati, proprio come i fiori di zucca... ma chi lo gradisce, elimina il sale nella pastella e rotola i fiori appena fritti nello zucchero

info: si può fare lo stesso procedimento con i fiori di sambuco, con risultati molto simili...

sabato 30 marzo 2013

PESCHINE DOLCI



Solo poche volte ho assaggiato "peschine", così piacevoli: dolci al punto giusto, profumate, morbide! Spesso, infatti, mi capita di vederne di bellissime, ma assaggiandole scopro che sono dure  come  mattoni...
Me le insegnò Milena, a Montenero, negli anni 80, offrendomi un vero "corso di aggiornamento" a casa sua.... Dimenticavo: veloci! Ieri sera in un'ora e mezzo ho fatto e cotto tutto: crema pasticcera, cioccolata, "pesche"...
Passo la ricetta, dose per 18-20 "peschine"(quindi 36-40 palline)

  1. Prima accendo il forno a 200 e metto in un vassoio: 
  • 30 g di burro morbido
  • 100 g di zucchero
  • 2 uova intere e un tuorlo


2. mescolo velocemente e...


 3....unisco 250 g di farina setacciata con una bustina di lievito istantaneo per dolci

 

4. per ottenere velocemente un impasto morbido, ma lavorabile con le mani



5. si fanno rotolare fra le mani pezzettini di impasto per formare palline più possibile uguali, lisce, della dimensione di una piccola noce... in una normale teglia da forno ce n'entrano 25... su carta da forno o teglia imburrata e infarinata...

6. si abbassa la temperatura del forno a 190 e si inforna per 12 minuti ( fare delle prove perché da un forno all'altro può esserci differenza)

7. le palline si gonfiano  e si cuociono... quando si tolgono non devono sembrare ben cotte, ma ancora un po' morbide... induriscono freddandosi...


8. si svuotano con un coltello appuntito o con un cucchiaino sottile 


9.si riempiono le "mezze peschine"...

10. si formano le coppie...



11. si affogano in alkermes e acqua (2 parti di alkermes e una di acqua)
 13. si rotolano nello zucchero

 14. si guardano con soddisfazione sistemate in vassoi... se possibile, guarnire con foglie di pesco vere... ma solo in estate ovviamente...



15. si mangiano e si offrono.... attenzione... una tira l'altra!!!















lunedì 19 novembre 2012

SALAME DEL RE







Ricordo la prima volta che conobbi questo dolce arrotolato... ero piccola e mi trovavo a Poggio Murella, il paese del mio babbo, vicinissimo a Saturnia... doveva esserci una festa, perché ho ancora davanti l'immagine di una grande tavola apparecchiata con ogni ben di Dio..io non amavo i dolci, ma quello mi incuriosì: morbido, colorato, allegro, così diverso dai soliti dolci senza colore che ero abituata a vedere in casa... e vicino , oltre a dolci che non ricordo, una distesa di meringhe candide e lucide, chiamate sospiri...
Da allora, credo, identifico il concetto di rinfresco con la presenza di almeno un salame e meringhe...
Ho ritrovato, da "grande", questa tradizione anche a Montenero d'Orcia, una frazione del mio paese nella quale ho trascorso gli otto anni più belli della mia carriera di maestra.... I migliori salami dolci che ho assaggiato credo che siano stati quelli di Milena, una signora di grande talento nelle attività che riguardano l'orto, il pollaio, la conigliera, la ricerca di funghi e asparagi...  e maestra nelle preparazioni culinarie tradizionali...
L'ho corteggiata spesso per avere le ricette, ma lei ha fatto di più... ben sapendo che spesso la ricetta non basta, mi ha permesso di assistere e partecipare a diverse preparazioni che poi, grazie a lei, ho imparato a fare da sola...una delle prime cose che mi ha insegnato è stata, appunto, il salame del re, o semplicemente, salame...
Lo passo volentieri...

                                     COSA SERVE